Trapianto capelli DHI: come funziona la penna implanter

La DHI (Direct Hair Implantation) innesta le unità follicolari con una penna implanter che incide la cute e rilascia il follicolo in un solo gesto, eliminando la fase di apertura preliminare dei siti riceventi. Cambia il modo di innestare, non quello di prelevare: l’estrazione resta quella dell’estrazione singola con micropunch.

Come funziona la penna implanter

Lo strumento — spesso indicato come Choi implanter — è composto da un ago cavo di diametro calibrato all’interno del quale viene precaricata l’unità follicolare. L’operatore inserisce l’ago con l’angolo desiderato e, premendo uno stantuffo, rilascia l’innesto alla profondità corretta.

Il vantaggio operativo è la riduzione dei passaggi: nel protocollo classico si aprono prima tutti i siti e si collocano poi le unità con una micropinza, mentre qui incisione e innesto avvengono contemporaneamente. Il tessuto viene sollecitato una volta sola invece che due.

Quando la DHI offre un vantaggio reale

Il beneficio si concentra in una situazione specifica: l’infittimento fra capelli esistenti. Quando l’area da trattare conserva capelli nativi, aprire i siti con un bisturi comporta il rischio di sezionare i follicoli presenti; la penna consente un controllo maggiore.

  • Infittimenti su aree con capelli nativi, dove ogni follicolo esistente va preservato.
  • Trapianto femminile, per la stessa ragione: si lavora quasi sempre fra capelli presenti — vedi trapianto di capelli donna.
  • Zone che richiedono angolazioni particolari, come le tempie o l’attaccatura frontale.
  • Aree di piccola estensione dove la precisione conta più della velocità.

Fuori da questi casi il vantaggio si assottiglia. Su un’area calva ampia la penna non offre benefici significativi rispetto ai siti pre-incisi, e comporta tempi operatori superiori.

I limiti della tecnica

  1. Tempi più lunghi: ogni unità viene caricata singolarmente nella penna, un passaggio che rallenta l’innesto e allunga il tempo di permanenza degli innesti fuori dal corpo.
  2. Diametro dello strumento: l’ago della penna deve accogliere l’unità e ha un calibro superiore a una microincisione, con maggiore sollecitazione del tessuto ricevente.
  3. Curva di apprendimento: richiede operatori addestrati specificamente, e un uso impreciso danneggia gli innesti durante il caricamento.
  4. Numero di penne necessarie: sessioni ampie richiedono molti strumenti e più operatori in parallelo.

Il primo limite è quello che pesa di più, perché il tempo fuori dal corpo è il fattore da cui dipende l’attecchimento, come descritto nella pagina sulla Micro FUE.

Due affermazioni ricorrenti da chiarire

«La DHI non richiede rasatura»

Non è la tecnica a determinarlo. La rasatura riguarda la zona donatrice e dipende dal protocollo di prelievo, non dal modo in cui si innesta. Esistono protocolli senza rasatura sia con penna sia con siti pre-incisi: il tema è nella pagina sul trapianto senza rasatura.

«La DHI non lascia cicatrici»

Le cicatrici della zona donatrice dipendono dal prelievo, che nella DHI è identico a quello dell’estrazione singola. Il confronto è nella pagina sulle cicatrici da trapianto.

DHI e densità

Si legge spesso che la DHI consenta densità superiori. Il limite alla densità non è però strumentale ma biologico: oltre una certa soglia la vascolarizzazione del sito ricevente non sostiene tutti gli innesti, e forzare produce un attecchimento inferiore.

La densità realisticamente ottenibile è di 35-45 unità per centimetro quadrato con qualunque tecnica, come spiegato nella pagina sui risultati del trapianto.

Si può combinare con altre tecniche

Sì, ed è la pratica più sensata: penna implanter per gli infittimenti fra capelli esistenti e siti pre-incisi per le aree calve, nella stessa seduta. Le due modalità non sono alternative ma strumenti da usare dove ciascuno rende meglio.

Il confronto fra tutti i protocolli è nell’articolo sulle tecniche di trapianto.

Perché la DHI è così pubblicizzata

La DHI ha una sigla riconoscibile e uno strumento visivamente distintivo, due caratteristiche che la rendono facile da comunicare. È diventata così un elemento di differenziazione commerciale più che clinica, soprattutto nei mercati a pacchetto.

Il risultato è una sovrapposizione fra ciò che la tecnica fa davvero — innestare senza pre-incisione, con vantaggi negli infittimenti — e ciò che le viene attribuito nella comunicazione: assenza di rasatura, assenza di cicatrici, densità superiori, risultati più naturali. Nessuna di queste quattro affermazioni discende dal modo di innestare.

È lo stesso meccanismo che riguarda i nomi commerciali applicati a protocolli standard, descritto nella pagina sulle tecniche di trapianto: la domanda utile non è quale sigla venga usata, ma come si preleva e come si innesta.

Domande frequenti sulla DHI

La DHI è migliore della FUE?

Non sono confrontabili su questo piano: cambia il modo di innestare, non quello di prelevare. Il vantaggio è circoscritto agli infittimenti fra capelli esistenti.

Costa di più?

In genere sì, per i tempi operatori superiori e la strumentazione monouso. Il criterio di calcolo è nella guida ai costi del trapianto di capelli.

Il risultato è più naturale?

La naturalezza dipende dal disegno e dall’angolazione, non dallo strumento. Una penna usata male produce risultati peggiori di siti pre-incisi eseguiti bene.

Quante unità si innestano con la DHI?

Le stesse ottenibili con altre tecniche, ma in tempi superiori: per sessioni molto ampie si preferisce in genere il protocollo con siti pre-incisi.

La tecnica utilizzata da HIT

La DHI è adatta a tutti?

È indicata dove serve precisione fra capelli esistenti. Su aree calve ampie il protocollo con siti pre-incisi resta più efficiente in termini di tempo e quindi di attecchimento.

HIT – Hair Istanbul Transplant – opera con tecnica Micro FUE, con micro-punch da 0,7 a 0,9 mm. Le sedi sono ad Ancona e  Città Sant’Angelo (PE).

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